Come Google vede l’Advertising e la Privacy

Come Google vede l’Advertising e la Privacy

Come Google vede l’Advertising e la Privacy

Come Google vede l’Advertising e la Privacy

Il 26 novembre 2020 si è svolto l’evento “Economia del Web e tutela della privacy” organizzato da Google per esaminare gli aspetti relativi all’advertising e la privacy.

Argomento complesso e che tocca le esigenze di diversi attori: quelle degli inserzionisti e dei publisher, quindi di coloro che basano la propria attività sul mondo online sostenendosi con l’advertising; e quelle degli utenti, i fruitori delle pubblicità, ai quali è necessario garantire la tutela della sfera privata.

Privacy Sandbox: advertising e privacy possono coesistere

Sono anni che Google lavora in questo senso, impegnato in una corretta gestione dei dati personali senza compromettere il business legato alle pubblicità. L’obiettivo perseguito è chiaro: advertising e privacy possono coesistere.

Sostenere un simile obiettivo, nel tempo, ha portato alla costruzione di nuove modalità per un sistema pubblicitario all’altezza delle aspettative. È il caso della Privacy Sandbox per il browser Chrome, uno dei risultati più promettenti, annunciato da Google a metà 2019:

“Per noi la privacy è una priorità, in tutto ciò che facciamo. Annunciamo una nuova iniziativa per sviluppare un set di standard aperti che fondamentalmente miglioreranno la privacy sul Web. L’abbiamo chiamata Privacy Sandbox”.

Di Privacy Sandbox si è parlato ancora durante l’evento di qualche giorno fa, ed è stata definita come “un’iniziativa di collaborazione con l’intero settore” che ha lo scopo di saper conciliare le esigenze delle parti in gioco raggiungendo “solidi standard sulla privacy e allo stesso tempo permettere a chi crea contenuti di monetizzarli adeguatamente”.

Queste le parole di Nicola Roviaro, Head of EMEA Data Privacy Specialists di Google, che durante il suo intervento ha aggiunto: “Attraverso Privacy Sandbox, vogliamo capire per esempio come usare meglio i dati legati alla navigazione su Internet in un’ottica stringente di privacy per gli utenti, in aree come la selezione di un pubblico, la misurazione dei clic e la protezione delle frodi. L’obiettivo è superare la dinamica dei dati personali, continuando a offrire pubblicità rilevanti”.

Cookie

Quello pubblicitario è sicuramente un contesto che vede come protagonista il gruppo Google: nel 2018, infatti, ha distribuito oltre 14 milioni di dollari ai siti partner (publisher) del proprio network pubblicitario. Molte le società che operano in questo spazio insieme a Google e che offrono una grande varietà di scelta sia agli investitori pubblicitari che ai publisher.

I cookie sono un elemento chiave per finanziare i siti che ospitano le pubblicità e per gli editori, anche questo è stato argomento di discussione durante l’evento “Economia del Web e tutela della privacy”. In ambito pubblicitario i cookie permettono la veicolazione di un messaggio più mirato e personale agli utenti e favoriscono la monetizzazione dell’investimento. Tuttavia, rimane uno strumento soggetto ad utilizzi impropri mentre dovrebbe essere usato nel pieno rispetto della privacy e non violando le normative vigenti.

Proprio da questo è nato il progetto Privacy Sandbox, dalla necessità di pensare a nuove modalità che prevedano il superamento dei cookie per costruire nuovi standard di alta qualità. Man mano che gli standard si evolveranno sarà di massima importanza riuscire ad evitare i problemi che potrebbero insorgere dall’assenza dei cookie.

Le proposte

Gli attori coinvolti in Privacy Sandbox sono esperti di standard del web e di computer science, insieme ad aziende, associazioni di categoria e autorità di regolamentazione volti a trovare soluzioni che siano largamente accettate e apprezzate da tutti.

Una delle proposte avanzate si chiama Federated Learning of Cohorts (FLoC), che utilizza algoritmi di machine learning locali, ovvero eseguiti a livello del singolo dispositivo senza condividere dati personali, che ha il fine di elaborare raggruppamenti di persone basati esclusivamente sui loro interessi in maniera anonima, facendo così a meno della profilazione individuale.

Così facendo, un’inserzione pubblicitaria mirata sarà rivolta all’intero raggruppamento, per definizione un insieme aggregato e anonimo, senza diventare meno rilevante per chi la vede.

Le altre iniziative legate al progetto Privacy Sandbox svelate recentemente da Google riguardano:

  • la misurazione delle conversioni di una pubblicità analizzando dati riguardanti interi gruppi e non specifici individui
  • la limitazione del tracciamento tra diversi siti in assenza di marcatori sicuri
  • la riduzione del cosiddetto fingerprinting per offrire maggiore trasparenza e controllo

Conclude Roviaro: “Aiutare le aziende a crescere insieme a un web rispettoso della privacy non è solo una buona pratica imprenditoriale, rappresenta anche un motore per la ripresa economica. Per questo continuiamo a fare in modo che i dati portino il maggiore beneficio possibile alla società, attraverso la condivisione di open data per la ricerca, sia privata che pubblica, e con strumenti e offerte formative per aiutare le persone e le imprese a essere in controllo dei propri dati”.

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